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VEGETAZIONE E DIVERSITA' NELLE FAGGETE ...

Il bosco di faggio rappresenta in Toscana la vegetazione tipica dell’orizzonte montano inferiore (da 900-1000 m fino a raggiungere i 1700-1800 m s.l.m.)

La faggeta risulta povera di sottobosco e spesso poco definibile dal punto di vista floristico.

Le principali diversificazioni sono fatte in base all’altitudine (termofile, mesotermiche, microtermiche) alla natura ed evoluzione del substrato (acidofile, eutrofiche, basofile, calcicole) e alla disponibilità idrica.

Le faggete dell’Italia centro-settentrionale, che non si distinguono da quelle delle Alpi e dell’Europa centrale da un punto di vista corologico-floristico, si dividono in funzione della natura del suolo in: Faggete e abetine eutrofiche (alleanza Fagion-Sylvaticae) acidofile (alleanza Luzulo Fagion) calcicole (alleanza Cephalantero Fagion).

Le combinazioni fisionomiche di riferimento sono, nell’ambito delle foreste mediterranee caducifoglie, le Faggete degli Appennini con Taxus e Ilex, e le Faggete degli Apppennini con Abies Alba e Abies Nebrodensis.

In queste faggete la componente faunistica è ben rappresentata, e numericamente presenta fluttuazioni delle popolazioni di uccelli e mammiferi, dipendenti dall’abbondanza dei frutti del faggio.

Di grande interesse naturalistico risulta essere la popolazione di insetti saproxilici, che si insedia nel legno morto di faggete ben conservate.

Le famiglie più rappresentative in Europa di questi insetti sono quella dei Cerambycidae (153 specie) e quella dei Eliteridae (115 specie).

Tra tutte le specie conosciute nell’UE 27 (407 tra endemiche e non) sono 3 le specie “critically endangered” ovvero a forte rischio di estinzione, 32 le specie a rischio medio e altre 22 quelle minacciate.

Da questo esempio si capisce l’importanza di come il determinare le componenti della diversità animale e vegetale sia importante per un duplice motivo: permette di fare inferenza sui processi che determinano la diversità nel periodo considerato e monitorare gli elementi della diversità nel tempo al fine di capirne le variazioni.

Ad oggi, specialmente in ambito forestale, sono pochi gli esempi di approcci quantitativi rigorosi, nel descrivere la diversità vegetale.

L’UR “Biodiversità ed Ecologia delle Comunità” si propone, nell’ambito del progetto RESILFLOR, di descrivere oggettivamente lo stato attuale della diversità nei boschi di faggio nei SIC d’interesse, rispondendo alla necessità di fornire un metodo adeguato di monitorare tali componenti nella fase di post intervento.

Per questo fine, nell’ambito degli insetti saproxilici, si propone un campionamento basato su disegno probabilistico su strati ecologici (tipologia forestale – aree di intervento previste).

Tramite la raccolta dati e lo studio di unità campionarie, è stato possibile portare a termine l’indagine preliminare sugli insetti saproxilici nei siti d’intervento.

Obbiettivo finale del lavoro sarà il monitoraggio della diversità nelle aree soggette ad intervento e verifica della direzione ed efficacia degli interventi stessi.

Con il metodo del BACI “Before After Control Impact” si potrà poi verificare se gli obbiettivi proposti sono stati raggiunti.




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