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SENSITIVITA' CLIMATICA E CAPACITA' DI ADATTAMENTO ...

Lo scopo della presentazione è quello di determinare, a partire dalle caratteristiche dendrologiche e dalla sensitività climatica della specie, la capacità di adattamento dell’Abies alba negli habitat dell’Appennino centrale, alla luce dei cambiamenti climatici in atto e le inevitabili conseguenze che questi porteranno sugli habitat stessi, e quindi sugli individui.

Negli ultimi decenni si è assistito al deperimento della specie in tutta Europa (la Svizzera ha visto scendere la mescolanza abete-faggio al 23%, contro il valore ottimale del 30-40%), dall’Unione europea è nata la direttiva “Habitat e rete Natura 2000” con lo scopo di conservare tutti gli habitat con Abies Alba, tra i quali ovviamente rientrano anche le foreste mediterranee caducifoglie e le foreste di conifere delle montagne mediterranee e macaronesiche.

La cause principali di questo deperimento sono da ritrovarsi nell’azione di insetti (Mindarus Abietinus e Pityokteines curvidens) e patogeni fungini (Heterobasidion abietinum, Lirula nervisequia e Melampsorella caryophyllacearum) alla pressione della fauna selvatica e ultimo, non per importanza, la scarsa xerotolleranza di fronte ai cambiamenti climatici.

Per analizzare il grado di adattabilità dell’abete bianco viene fornita una breve descrizione sulla dendroecologia dell’Abies alba; pianta di prima grandezza, con legno omoxilo , anelli ben differenziati e assenza di canali resiniferi.

Le dimensioni medie indicano un diametro del fusto >2 m, un’altezza del fusto che può raggiungere i 65 m e una longevità notevole che tocca i 500 anni. Tutto ciò indica anche un buon valore commerciale.

Inoltre presenta elevate tele connessioni, evidenziando inoltre un notevole controllo climatico sulla dinamica di accrescimento, e ritmi di accrescimento diversi a causa della tolleranza all’ombra.

Riguardo la diffusione in Europa, si può dire che occupa gran parte della Germania meridionale ed è presente quasi ovunque in Austria, in Repubblica Ceca e Slovacchia, arrivando fino al Mar nero.

Sono presenti areali anche nei Balcani e nella Francia sud-orientale, arrivando ad ovest ad essere presente nella flora dei Pirenei.

Per quanto riguarda l’Italia è una delle poche conifere ad avere diffusione alpina ed appenninica. L’Appennino lucano-calabro rappresenta un importante rifugio glaciale con una maggiore diversità genetica rispetto ad altri centri italiani ed europei mentre l’Appennino centro-settentrionale è uno dei maggiori centri di diffusione settentrionali del post-glaciale.

Per quanto riguarda l’Appennino, si identificano tre zone principali: nuclei tosco-emiliani, nuclei abruzzesi-molisani, nuclei lucano-calabri, mostrando una divisione dell’areale avvenuta sia per cause naturali che antropiche.

Questi nuclei vengono comunque riuniti in un’unica cronologia con la sigla (MED) che viene confrontata ad altre due, ovvero EA (Alpi orientali) e WA (Alpi occidentali).

Comparando queste tre cronologie rispetto ai vari fattori climatici (precipitazioni, temperature e relazioni clima-accrescimento) emergono alcuni aspetti: positivi sono gli effetti delle precipitazioni estive soprattutto per MED e WA, mentre le temperature estive hanno un ruolo negativo, ovviamente maggiore per MED. Questo evidenzia la dipendenza delle risposte climatiche dell’abete bianco da gradienti di latitudine e longitudine, e la variabilità temporale delle risposte tra zone alpine e appenniniche, con riduzione della significatività delle risposte in MED dovuta essenzialmente a sottostima precipitazioni nell’ambiente mediterraneo montano, aumento dell'efficienza nell’uso dell’acqua dovuto ad aumento di CO2 e maggiore variabilità genetica di MED che garantisce maggiore resistenza al cambiamento climatico.

 




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Modificato il 2010-12-15
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